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STUDIO DI SETTORE - genesi ed evoluzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 21 Marzo 2012 11:27

Gli studi di settore sono uno strumento che consente di valutare la capacità delle imprese e dei professionisti, di produrre ricavi o conseguire compensi, in relazione alla struttura organizzativa adottata e all’ambiente economico in cui operano.

 

Gli studi di settore si inseriscono nel contesto innovativo di dialogo tra Amministrazione Finanziaria e contribuenti avviato alla fine degli anni '90; un confronto che ha condotto all'introduzione di strumenti di compliance quali l'autotutela, l'accertamento con adesione, i centri di assistenza fiscale, ecc.

Gli studi di settore rappresentano, infatti, il frutto di un accordo di reciproca collaborazione tra l'Amministrazione Finanziaria, le Associazioni di Categoria e gli Ordini Professionali. La costruzione degli studi di settore è stata possibile grazie alla partecipazione dei contribuenti attraverso le proprie organizzazioni professionali di categoria. Queste ultime forniscono un contributo essenziale prendendo parte alle attività propedeutiche all'elaborazione degli studi di settore e alla validazione degli studi elaborati.

La disciplina degli studi di settore è stata introdotta nel nostro ordinamento dall'articolo 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427. Prima di allora, l'Amministrazione Finanziaria si avvaleva di strumenti - come i coefficienti di congruità, i coefficienti presuntivi di reddito, la minimum tax - con i quali cercava di determinare la capacità contributiva in base ai soli dati contabili contenuti nelle dichiarazioni dei redditi.

L'introduzione degli studi di settore ha consentito di superare le rigidità e gli squilibri che caratterizzavano le esperienze fiscali precedenti: si è considerato che la capacità di generare ricavi e compensi, anche per attività identiche, possa cambiare in misura considerevole al variare degli elementi strutturali, al mercato in cui si opera, alla localizzazione territoriale, all'organizzazione aziendale, ecc.

Gli studi di settore sono stati concepiti per essere utili al fisco, e al tempo stesso anche all'imprenditore, al professionista, e al sistema-Paese. L'applicazione degli studi di settore consente, inoltre, di tutelare gli imprenditori e i professionisti onesti dalla concorrenza sleale di chi si avvantaggia del risparmio derivante dall'evasione fiscale.

L'Amministrazione Finanziaria si avvale del supporto degli studi di settore per individuare le situazioni anomale e, quindi, per orientare l'attività di controllo verso i casi in cui sussiste una maggiore probabilità di evasione fiscale.

L'imprenditore o il professionista può utilizzare tale strumento a fini gestionali interni, misurando il livello della propria efficienza economica in rapporto alle imprese o alle attività professionali simili.

Per il sistema-Paese gli studi di settore rappresentano un efficace strumento di monitoraggio delle attività economiche presenti sul territorio, che può essere utilizzato per indirizzare le scelte di politica economica degli organi di governo.

Le basi metodologiche degli studi di settore sono state studiate e perfezionate negli anni 1996 e 1997. Una volta messa a regime la metodologia, gli studi di settore sono stati estesi progressivamente nella loro portata: da 45 studi nel 1998 si passa a 206 nel 2008, coprendo la quasi totalità dei settori economici attivi sul territorio nazionale.
Dall'anno della loro prima applicazione gli studi sono stati periodicamente aggiornati e revisionati per garantirne la capacità rappresentativa rispetto alle realtà economiche cui si riferiscono. L'evoluzione degli studi mira quindi a cogliere i cambiamenti dei modelli organizzativi, gli andamenti economici e le tendenze evolutive intervenute nei diversi settori. Secondo la normativa vigente, gli studi di settore sono soggetti a revisione al massimo entro il terzo anno dall'entrata in vigore o dall'ultima revisione.
La revisione degli studi di settore rappresenta anche l'occasione per perfezionarne la metodologia, come è avvenuto nel 2007 attraverso l'introduzione degli indicatori di normalità economica specifici per studio, che hanno la funzione di verificare e validare i dati presi a base per la stima di ricavi e compensi.
Altri importanti affinamenti metodologici (che riguardano, ad esempio, gli indicatori territoriali, i correttivi congiunturali, ecc.) hanno interessato nel tempo gli studi di settore con l'obiettivo comune di migliorarne la capacità di rappresentare le realtà a cui fanno riferimento.

Fonte: www.sose.it


Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Marzo 2012 12:06
 

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