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CONCESSIONI. CORTE DI GIUSTIZIA, GIOVEDI' LA SENTENZA SULLA LEGITTIMITA' DELLA PROROGA 2020. PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Luglio 2016 08:57

TOMEI, CNA BALNEATORI:"gli stabilimenti balneari non sono concessioni di servizi, ma concessioni di beni, per nulla scarsi, che consentono di attuare da sempre una politica di apertura alla concorrenza su un numero di nuove concessioni almeno pari a quelle del comparto esistente, senza distruggere, attraverso il ricorso ad aste ed evidenze pubbliche, il sistema attualmente in attività, socialmente ed economicamente integrato nell’economia turistica delle regioni costiere italiane e soprattutto senza il ricorso alla Direttiva Bolkestein".

 

ravenna tomei

 

ECCO LA RICOSTRUZIONE DEL COORDINATORE NAZIONALE CNA BALNEATORI

CRISTIANO TOMEI DEI FATTI GIURIDICO SINDACALI PRECEDENTI LA SENTENZA

 

Ai Componenti il Consiglio Nazionale
Ai Responsabili Regionali e Territoriali
Alle Imprese Associate
CNA Balneatori

 

cari Colleghi,

 

giovedì 14 luglio è attesa la pronuncia della Corte di Giustizia dell'UE per quanto attiene la

 

Causa C-458/14,Promoimpresa s.r.l. e il Consorzio della sponda bresciana del Lago di Garda e del Lago Idro.

 

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale GU C 448 del 15/12/2014 pag.11
Materia:libertà di stabilimento, libera prestazione dei servizi, concorrenza
Origine della questione pregiudiziale: TAR Lombardia
Procedimento ed esito: rinvio pregiudiziale
Data di deposito dell'atto introduttivo del giudizio:3/10/2015
Data dell'udienza:3 dicembre 2015
Data delle conclusioni dell'Avvocatura Generale:25/02/2016

 

riguardante la legittimità dell’articolo 34-duodecies del D.L. n. 179/2012, che novellando il citato articolo 1, comma 18,del D.L. n. 194/2009,ha disposto la proroga sino al 31 dicembre 2020 delle concessioni demaniali marittime aventi finalità turistico e ricreative in essere alla data del 30 dicembre 2009(data di entrata in vigore del D.L. n. 194/2009)ed in scadenza entro il 31 dicembre 2015.

 

Successivamente l’articolo 1,comma 547 della legge n. 228/2012(legge di stabilità 2013)ha esteso le previsioni dell’articolo 1,comma 18, del D.L. n.194/2009,come sopra modificato,anche alle concessioni aventi ad oggetto:

 

il demanio marittimo, per concessioni con finalità sportive
il demanio lacuale e fluviale per concessioni con finalità turistico-ricreative e sportive
i beni destinati a porti turistici, approdi e punti di ormeggio dedicati alla nautica da diporto.

 

CNA Balneatori con la memoria difensiva riversata dal pool di legali(Avvocati Roberto Righi e Ettore Nesi) nell'udienza dibattimentale del 3 dicembre scorso in Corte di Giustizia ha sostenuto le seguenti tesi giuridico-sindacali:

 

1.-la legittimità della proroga al 31/12/2020

 

2.-il comparto balneare italiano è estraneo alla direttiva servizi e alla direttiva concessioni

 

3.-gli stabilimenti balneari non sono concessioni di servizi, ma concessioni di beni, per nulla scarsi, che consentono di attuare una politica di apertura alla concorrenza su un numero di nuove concessioni almeno pari a quelle del comparto esistente, senza distruggere, attraverso il ricorso ad aste ed evidenze pubbliche, il sistema attualmente in attività, socialmente ed economicamente integrato nell’economia turistica delle regioni costiere italiane.

Il 13 gennaio 2015, il Servizio giuridico della la Commissione europea ha indirizzato al presidente e ai giudici della Corte di Giustizia UE un nota che assume importanza nella questione inerente la domanda pregiudiziale presentata alla stessa CGUE dal TAR Lombardia nella citata causa C-458/14.
Dopo avere argomentato sulla controversa questione, il Servizio Giuridico conclude in questi termini:

 

54. Alla luce delle considerazioni che precedono, la Commissione suggerisce pertanto di rispondere al quesito pregiudiziale formulato dal TAR Lombardia come segue:
“una norma nazionale, come quella controversa nella causa principale, che determini un’automatica proroga ex lege della data di scadenza delle concessioni di beni demaniali, consentendo così ai concessionari esistenti di continuare a sfruttare economicamente tali beni anche dopo la scadenza del termine previsto dalle rispettive concessioni, comporta una violazione dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, nonché, se applicata con riferimento a concessioni di beni demaniali con interesse transfrontaliero certo, dell’art. 49 TFUE”.

 

Un giorno prima, il 12 gennaio, l’avvocatura di Stato, per conto del Governo italiano, aveva depositato presso la stessa Corte conclusioni del tutto opposte che si ripropongono:

 

59. Per le motivazioni sopra esposte, si chiede conclusivamente a codesta On. Corte di Giustizia di voler valutare la irricevibilità della domanda pregiudiziale in esame per mancanza del necessario requisito della pertinenza in concreto con la causa instaurata innanzi al giudice remittente.

 

60. In subordine, si chiede di voler comunque ritenere compatibile con il diritto comunitario la proroga al 2020 delle concessioni marittime lacuali e fluviali in essere, prevista dall’art. l’art. 1, comma 18, del d. l. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con legge del 26 febbraio 2010, n. 25, e successive modificazioni.”

 

Giovedì 7 luglio 2016, nel corso dell'incontro tenutosi a Roma tra le principali associazioni di categoria del comparto balneare e il ministro agli Affari regionali Enrico Costa,CNA Balneatori presente all’incontro e rappresentata dal sottoscritto–ha chiesto l'approvazione di un provvedimento normativo che contempli 30 anni di proroga per le attuali imprese.

 

Ha chiesto, inoltre,un’azione politico-istituzionale collegata, attraverso la quale si attivi a Bruxelles un negoziato sostenuto da tutti gli stati europei che abbiano coste turistiche balneabili. Questo per equità fondamentale in ambito europeo e per evitare la distruzione di 30 mila imprese balneari italiane e la dissoluzione del lavoro e delle prospettive di vita di altrettante famiglie.

 

CNA Balneatori ha chiesto, altresì, di porre finalmente a Bruxelles la questione delle questioni:
la Direttiva servizi non sarà mai percepita in Italia come attinente alle nostre imprese balneari fino a che non sarà interpretata correttamente, cioè fino a che le concessioni demaniali marittime italiane siano escluse dalla Direttiva, com’è logico sia, in quanto riferite a beni e non a servizi. Bisogna ripartire dal recepimento italiano di questa Direttiva e modificarlo, escludendo dalla sua applicazione le 30 mila imprese balneari attualmente in attività.

 

In caso di sentenza negativa, infine, Cna Balneatori ritiene necessario approvare subito una norma transitoria, che assodi la legittima vigenza delle attuali concessioni. Anche se questa iniziativa da sola è insufficiente.
Infatti soprattutto un periodo transitorio di 30 anni, come è avvenuto in Spagna riconsegnerebbe un diritto per continuare ad esistere a 30 mila imprese balneari italiane.

 

A disposizione per ogni chiarimento.
Grazie per l'attenzione.

 

CRISTIANO TOMEI
COORDINATORE NAZIONALE
CNA BALNEATORI
349 3571785

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Luglio 2016 09:12
 

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